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Novità & Promozioni

Ma chi sono "Teo e le Veline grasse"?
14/07/2016

Ma chi sono "Teo e le Veline grasse"?

Istrionici, bizzarri e fuori dagli schemi, TEO E LE VELINE GRASSE si sono fatti spazio nel panorama della musica dal vivo differenziandosi per le ormai conosciute doti tecniche dei componenti della band. L'importante mole di concerti all'attivo ha portato le Velinacce ad avere grande padronanza del palco, dimostrando ad ogni esibizione la grande passione per la musica e la loro innata capacità di divertire il pubblico, senza mai scadere nella banalità. Sono semplici ragazzotti di paese ma si atteggiano a rockstars e, una volta sul palco, indossano i loro coloratissimi abiti di scena e infiammano la platea con il loro vastissimo repertorio dai folli arrangiamenti. Brani di musica italiana completamente stravolti dalle diaboliche menti di questi 6 pazzi sperimentatori di suoni che distruggono un classico "lentone" suonandolo come i Foo Fighters, riesumano un vecchio brano meteora e lo arraggiando come i Muse e assemblano riff internazionali su cose che sentivate canticchiare a vostra zia mentre cucinava le verze. Nei loro concerti non mancano mai alcuni brani di loro produzione pescati dai loro 3 dischi "CANZONI PER CODE IN TANGENZIALE", l'ormai introvabile album live "NUDI E CRUDI" e l'ultimo arrivato "LA SOLITUDINE DEI CENTRI COMMERCIALI", il primo e l'ultimo disponibili anche on-line su ITunes e le migliori piattaforme digitali. Unici nel loro genere creano dipendenza al pubblico che ormai li segue ovunque e che contribuisce a rendere ogni loro concerto una grande festa.
Le VELINE GRASSE sono:
Gregory Gritti, tosto batterista e sex symbol del gruppo con anni di esperienza ed un sacco di collaborazioni all'attivo.
Andrea Ravasio detto Carta, un talentuoso giovanotto alla chitarra.
Alessio Palmieri detto il Maestro, sax, tastiere, voce e polistrumentista giocoliere.
Stefano Galli, riconosciuto come una delle migliori proposte del panorama blues nostrano, fondatore della STEFANO GALLI BAND e chitarrista di BEPI & the Prismas.
Andrea Ravasio, tornato da poco dal deserto australiano dove ha conosciuto uno sciamano che gli ha aperto le porte della percezione, affinando ancor di più la tecnica alla chitarra e lo ha reso immortale.
SImone Beneducci, bassista di grande carisma e membro storico della band, con l'attitudine allo show.
Teo Roncalli, cantante, volto del programma Crazy Rock TV e del programma Perché io no? di SeiLaTv, Dj di rocknrollradio e folle e spudorato show man.

La storia del Gin Tonic
24/03/2016

La storia del Gin Tonic

Il gin, o più precisamente “jenever” (che significa ginepro in olandese), è stato sviluppato presso l’Università di Leiden in Olanda nel 1650 dal medico Franciscus de la Boe (Dr. Sylvius). Egli era un pioniere della medicina dell’epoca e stava cercando un modo per far assimilare ai suoi pazienti tutti i presunti benefici che la bacche di ginepro dovrebbero avere per la circolazione sanguigna.

Dopo aver provato vari intrugli, unì il ginepro con diverse altre erbe, sospese tutte in un distillato chiaro, e presentò al mondo questo distillato. Ben presto i suoi benefici medicinali vennero trascurati in favore dei suoi effetti più deleteri.

A quel punto, nel 17° secolo, la Repubblica olandese protestante (composta da Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) era riuscita a dividersi dall’Impero cattolico spagnolo . Anche l’Inghilterra era diventata legalmente protestante nel secolo precedente e durante la complicata lotta tra cattolici e protestanti gli olandesi e gli inglesi divennero alleati. E, come a volte fanno gli alleati, presto condivisero i loro viveri, uno dei quali fu proprio il jenever.

Gli inglesi definirono il distillato fortificante “coraggio olandese” e iniziarono a produrne la propria versione, chiamandola dapprima con la parola fiamminga “genever”, accorciandola poi con la parola “gen” che infine divenne “gin”.

Inghilterra e Scozia vennero unite nella Gran Bretagna e questi nuovi “British” crearono tre diversi stili di gin. Una versione edulcorata chiamato Old Tom, e due in stile “dry”, secco, il London Dry e il Plymouth. Negli stessi anni in cui de la Boe stava lavorando in Olanda, i coloni spagnoli nel Nuovo Mondo scoprirono che gli indigeni usavano corteccia dell’albero Cinchona per trattare la febbre. I gesuiti la portarono in Europa per trattare i malati di peste.

Nel 1736 gli inglesi scoprirono le reali proprietà della corteccia di chinchona. Quando il Dr. George Cleghorn, chirurgo al 22 ° reggimento del Esercito Reale, arrivò sull’isola di Minorca per fare delle ricerche sulle malattie del Mediterraneo, capì che essa era molto efficace per il trattamento della malaria. Anche se la causa principale della malaria (ovvero le zanzare) rimase ignora ancora per molto tempo, almeno la cura funzionò abbastanza e il dottor Cleghorn cominciò a portare il suo “tonico” al chinino ovunque andasse l’Esercito Reale. E così, nei secoli successivi, si diffuse in tutto il mondo.

Nel frattempo, nel 1794, il chimico tedesco Johann Jacob Schweppe aveva cominciato a produrre soda per scopi medicinali nel suo negozio di Bristol, in Inghilterra. Unì l’anti-malarica “acqua tonica” con dolcificante e anidride carbonica, creando il primo moderno “soft drink”. Il pezzo finale del puzzle arrivò nel tardo 18° secolo, quando gli inglesi intrapresero la conquista dell’India, prima con la Compagnia delle Indie Orientali e poi con l’ Esercito Reale. Con loro c’erano il gin e la tonica inglesi. Lungo la strada anche il lime entrò nell’equazione.

Nel 1747 il chirurgo dell’Esercito Reale James Lind aveva scoperto che una carenza di vitamina C era la responsabile di una terribile malattia dei marinai, lo scorbuto. Come risultato della sua ricerca, i lime, ricchi di vitamina C, divennero obbligatori sulle navi da guerra inglesi e da ciò i marinai vennero chiamati in modo dispregiativo “limeys”.

Proprio nel subcontinente indiano, dall’unione delle tre medicine, nacque il gin tonic: gin per il coraggio, tonico per la malaria, e lime per lo scorbuto.

 

Capodanno all'On the Road cafè
21/12/2015

Capodanno all'On the Road cafè

Siete pronti a festeggiare insieme a noi la tanto attesa fine del 2015?

Per l'occasione il nostro Staff ha preparato tre differenti menù di cui uno dedicato ai più piccoli...

Se interessati, dopo aver visionato le portate qui sotto elencate, vi invitiamo a chiamarci al numero 02.9548716

 

Menù di pesce

Carpaccio di Salmone con Vinagrette agli agrumi di Sicilia Sauté di cozze e vongole nazionali Insalatina ai frutti di mare?con farro croccante

Crespelle con ripieno di cernia ed erbe aromatiche con crema di gambero Paccheri e dadolata di pesce spada con funghi porcini

Branzino al forno con trito di verdura Gamberone Lardellato Tortino agli spinaci

Dolce al Marron Glacé e Meringa Caffè

Assaggio di Cotechino con lenticchie

Falanghina del Beneventano - De Falco - (1bottiglia ogni 3 persone)

Acqua gasata e naturale


Menù pizza o Primo


Presentazione di salumi nazionali (Coppa, Pancetta e salame Piacentino, Crudo di Parma) con olive all'Ascolana

Pizza a scelta o Paccheri e dadolata di pesce spada con funghi porcini

Birra Media o 1/4 di vino

Dolce al Marron Glacé e Meringa Caffè

Assaggio di Cotechino con lenticchie


Menù bimbo (sotto i 10 anni)

Kinder Menù
(piatto unico con pasta al pomodoro, cotoletta di pollo, patatine gelato e bibita)

Menù pizza baby
(pizza baby margherita, prosciutto americana) Patatine, Bibita e Gelato

La Caseula, storia di un piatto antico
10/10/2015

La Caseula, storia di un piatto antico

Conosciuta anche come “ bottaggio di maiale , ragò , cazzola , cazoeula o cassoeula “ , la caseula è un’ antico e storico piatto invernale lombardo tradizionalmente preparato nei giorni in cui si celebrava il rito della macellazione del maiale . Servita ancora oggi abitualmente con un bel piatto di polenta fumante la caseula nasce come piatto povero di origine contadina con lo scopo di riciclare le parti meno nobili del maiale abbinandole con la verza , verdura tipica invernale . Piatto dalle origini alquanto incerte ed antiche , se pur di sicuro povere ed agresti e riconducibili al culto di S. Antonio Abate ( festeggiato il 17 gennaio , data che segna la fine del periodo di macellazione ) , compare per la prima volta nella forma in cui ancor oggi è nota al principio del XX secolo grazie all ‘opera “ il cucinario senza pretese “ del comasco “ Odescalchi “. Se si cerca tuttavia di approfondire la ricerca circa le origini di questo piatto ci si accorge immediatamente che molti sono i piatti simili nella tradizione culinaria europea , come ad esempio le potée francesi ( minestre di cavoli e maiale) , la choucroute alsaziana , la sauerkraut tedesca o il kasseller tedesco . Oltre a ciò va detto che molto evidente è poi il filo che lega la cassoeula con la “ minestra maritata “ napoletana , ciò lo si deve principalmente al ricettario redatto da Roberto di Nola , considerato uno dei padri della cucina spagnola e per molti anni al servizio della corte aragonese napoletana nel XV secolo , che nella sua opera maggiore “ libre del coch “ descrive la ricetta della “ cassola de carn “ . Sempre a Napoli compare poi nel 1773 , per mano di “ Vincenzo Corrado “ la ricetta del “ grugno di porco lesso su pottaggio di cavoli “ . Ricette che diedero ben presto vita alla famosa “ minestra maritata “ e che si legano evidentemente alla ceseula lombarda. Per concludere circa le origini del nome attuale e più famoso tre sono le ipotesi più attendibili : potrebbe infatti derivare dal mestolo utilizzato per servirla ( in dialetto caseu ) , dalla pentola utilizzata per la cottura ( cazza ) o ancora , essendo il piatto che i muratori eran soliti cucinare per festeggiare le case ultimate , dalla cazzuola che tradizionalmente utilizzavano per la cottura.

Ad oggi esistono principalmente due versioni del piatto , una povera , i cui ingredienti sono appunto la verza e le parti meno nobili del maiale ed una più ricca , impreziosita con salsicce , carni più pregiate ed un poco di salsa di pomodoro. Naturalmente molte sono poi le varianti ed il piatto oltre a variare negli ingredienti cambia a seconda delle zone anche il nome ; nella zona del comasco viene ad esempio preparata con la testa di maiale intera ma vengon omessi i piedini , nel pavese vengon utilizzate solo le costine, mentre nella zona ovest di Milano e nel varesotto , dove viene chiamata “ ragò “ si ha probabilmente la variante più significativa e la caseula viene arricchita con carne d’oca .

In oltre molte sono poi anche le leggende , secondo una delle tante la ricetta sarebbe stata suggerita da un soldato spagnolo ad una giovane cuoca milanese della quale si era invaghito , la quale poi la ripropose con un’enorme successo. Secondo un’altra (probabilmente la più nota ) la coseula era il piatto prediletto del celebre Arturo Toscanini .

Fatto curioso è poi che non ostante si tratti di un piatto prettamente invernale venga celebrata , in molte sagre estive ; ne sono un esempio “ Ossona “ in provincia di Milano in cui viene preparata in onore di S. Bartolomeo ( 24 Agosto ) “ Parabiago “ in cui viene celebrata durante la sagra di S. Michele ( Settembre ).

Detto ciò vi lascio alla ricetta , precisando però che non si tratta che di una delle tante varianti della caseula “ ricca “ , una delle più comuni e ad oggi utilizzate , ma trattandosi di un’ antico piatto ricco di storia e particolarmente diffuso non esiste una versione ufficiale.

Naturalmente potete a piacere renderla più “ povera “ eliminando le frattaglia che oltre ad esser oggi più difficoltose da reperire sono anche ai tempi odierni generalmente meno apprezzate .

4 piedini di maiale , 4 orecchie , 220 g di cotenna di maiale , 1,5 kg di costine di maiale , 3 kg di cavolo verza , 400 g di luganiga , 10 verzini , 4 carote 2 cipolle 2 coste di sedano , 200 g di burro , vino bianco secco a piacere , sale e pepe q.b, 2 foglie di alloro , 100 g di salsa di pomodoro , 100 g di pancetta , 2 codini di maiale

Procedimento :

Prima di procedere alla preparazione vera e propria della caseula è opportuno preparare gli ingredienti ; fiammeggiate dunque il codino , i piedini , le orecchie e la cotenna dunque arrotolate e legate ben stretta quest’ultima e lessate il tutto in abbondante acqua leggermente salata per circa trenta minuti. Nel mentre bucherellate con una forchetta la salsiccia ed i salamini e sbollentate anche questi ultimi per 10 – 12 minuti così da sgrassarli . Mondate quindi sedano carota e cipolla e tritateli grossolanamente , fateli rosolare con un filo d’olio ed il burro unite i piedini , il codino , le orecchie , la cotenna tagliata a striscioline e le costine , fate rosolare ed insaporire a puntino , sfumate con il vino bianco e dunque aggiungete pomodoro ed acqua fino a coprire il tutto . Aggiustate il tutto con un pizzico di sale e pepe , aggiungete le foglie di alloro e lasciate cuocere il tutto a tegame coperto ed a fuoco lento per circa quaranta minuti rimestando di tanto in tanto ed aggiungendo acqua qualora fosse necessario . Trascorso questo tempo unite quindi verzini e salsiccia a tocchetti , le restanti carni , la verza mondata , privata del torsolo ed affettata piuttosto grossolanamente , aggiungete se necessario altra acqua e continuate la cottura per altri 25 – 30 minuti. A fine cottura , quando la caseula risulterà ben amalgamata , il sugo bello cremoso e le carni ben cotte e tenere perfezionate il sapore con sale e pepe, aggiungete se di vostro gradimento qualche fogliolina di salvia fresca tritata e servite in tavola ben calda.

Kamut nella dieta
01/09/2015

Kamut nella dieta

Se si sta seguendo o si desidera intraprendere una dieta, anche vegetariana, è consigliabile non trascurare i benefici derivanti dall’uso del kamut. Si tratta di un antico cereale legato al grano duro, più ricco di vitamine, minerali e proteine del tradizionale grano tenero, e appropriato dunque per coloro i quali desiderano perdere peso.

Il kamut è incredibilmente ricco di sostanze nutritive essenziali per avere un corpo sempre in forma. Una porzione di 100 grammi di questo cereale fornisce 337 kcal, 15 grammi di proteine, 70 grammi di carboidrati, 2 grammi di grassi, 9,1 grammi di fibre e 6 mg di sodio. Oltre a rappresentare dunque un’ottima fonte di energia, il kamut è ricco di vitamine e minerali, come ad esempio la vitamina B1, B2, B3, B6, magnesio, fosforo, potassio, ferro, zinco, selenio e manganese. L’unico grande assente nella lista è il calcio.

A differenza di alcuni cereali, il kamut mantiene gran parte delle proprie caratteristiche nutrizionali anche dopo la macinazione e/o la lavorazione. Attenzione: poiché contiene glutine, non è adatto ai celiaci o agli allergici al frumento.

Meglio introdurlo dunque a pranzo, dato che è altamente adatto in una dieta ipocalorica. Come sempre quando si desidera dimagrire, è consigliabile associare a una giusta alimentazione anche della sana attività fisica che aiuti il corpo al dimagrimento; inoltre, bisogna non dimenticarsi di bere molta acqua, circa 1,5 o 2 litri al giorno.

Apertura estivo venerdì 5 Giugno 2015 insieme al duo Songbook project
03/06/2015

Apertura estivo venerdì 5 Giugno 2015 insieme al duo Songbook project

Quest'anno abbiamo deciso di organizzare il nostro nuovo spazio estivo puntando su talenti e musica più ricercata.

Per questo motivo venerdì 5 Giugno 2015 avrete la possibilità di cenare alla carta (per approfondimenti clicca qui) accompagnati da Michela Danese alla voce e Dan Logoluso alla chitarra.

Il repertorio spazia dal pop al jazz e dal funk al blues, una chiave elegante e dinamica allo stesso tempo passando tra i classici e le hit del momento rivisitate in una chiave acustica tutta unica.

Non esitare a contattarci, prenota il tuo tavolo chiamandoci allo 02.9548716

E con la primavera arriva anche il nostro estivo
20/04/2015

E con la primavera arriva anche il nostro estivo

Non potendo approfittare a pieno delle calde e lunghe serate estive di Giugno, abbiamo pensato di allestire il nostro spazio esterno per il mezzogiorno e i pomeriggi di questa primavera assai colorata.

Numerose le iniziative, serate ed eventi in programmazione... Una pianificazione che renderà la vostra bella stagione magnifica, anzi stupenda e ricca di intrattenimento!

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